USTICA: 19 ANNI DI INDAGINI, IPOTESI, PERIZIE

(ANSA - ROMA, 31 AGO)

Una ricerca della verità lunga più di 19 anni: era, infatti, il 27 giugno 1980 quando precipitò nel mare di Ustica l'aereo Dc9.

Da allora è stato un susseguirsi di ipotesi, smentite, polemiche e soprattutto di perizie (tra le ultime quella radaristica depositata nel giugno del 97 e il “supplemento” consegnato al giudice Priore il 9 dicembre 1997). Perizie che si sono succedute, con risultati controversi. Così come le ipotesi sulla presenza di aerei militari nelle ore dell'abbattimento del DC9 è stata smentita più volte in questi anni, anche attraverso le ambasciate in Italia, da diversi Paesi: oltre alla Libia e a Israele, erano infatti stati chiamati in causa da rivelazioni ed indiscrezioni, anche Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania. Le conclusioni degli accertamenti tecnici disposti dai magistrati che si sono occupati della vicenda hanno di volta in volta riaperto la polemica legata all'interrogativo principale: fu un missile a distruggere l'aereo e ad uccidere gli 81 passeggeri? La prima svolta in questo scontro di tesi venne il 18 marzo 89, quando furono depositati gli esiti della perizia fonica sul “voice recorder” del DC9 da cui risultava che uno dei due piloti ebbe il tempo di esclamare con voce alterata “guar...” due secondi prima che il nastro registrasse un sibilo fortissimo. I periti, nominati dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli, conclusero quindi che l'aereo fu abbattuto da un missile.

Nel documento, tra l'altro, veniva detto che le tracce di esplosivo sui frammenti interni dell'aereo erano di “T4” e di “TNT”, esplosivi tipici di ordigni militari.

Inoltre, si ipotizzava che il foro trovato su un portello del vano anteriore fosse stato provocato da un oggetto esterno che viaggiava alla velocità di 400 metri al secondo.

Alla fine dell'89 il magistrato affidò un supplemento di perizia per stabilire il tipo di ordigno e la nazionalità. Da lì a pochi mesi però, ci fu un colpo di scena: due dei periti che avevano firmato la perizia con la tesi del missile fecero marcia indietro e dissero di propendere per la bomba a bordo. A loro dire, il radar di Fiumicino non aveva registrato alcun velivolo esterno alla traiettoria del Dc9 e le due tracce rilevate erano state lasciate da frammenti e dal corpo stesso dell'aereo. Di parere diverso gli altri quattro periti, i quali ribadirono che fino a cento secondi dopo il disastro erano state trovate tracce di aereo esterno che viaggiava a 700 nodi e ipotizzarono che ad abbattere il velivolo fosse stato un missile Aria-Aria.

Il 19 settembre del 90, dopo la rinuncia del giudice Bucarelli, Rosario Priore chiese allo stesso gruppo di periti di rispondere a 29 quesiti. Obiettivo di Priore, una rilettura completa dell'indagine, con il recupero nel mare di Ustica di quasi tutti i rottami dell'aereo e della seconda “scatola nera”, quella che registra i dati tecnici di volo. Gli ultimi accertamenti sui tracciati radar avrebbero fornito molti elementi di novità: in particolare, la presenza di tracce riconducibili rispettivamente a una portaerei in navigazione al largo di Ustica la sera del disastro e ad un aereo militare definito “amico”, ma di incerta nazionalità che “procedeva - secondo i periti - così vicino al DC9 da mascherarsi al rilevamento radar”. Altre due tracce individuate dagli esperti facevano riferimento alla coppia di aerei militari F 104 che intersecarono la rotta del velivolo dell'Itavia tra Bologna e Siena, salvo poi atterrare a Grosseto. La presenza di “altri” aerei quella sera è stato un capitolo sempre controverso. A sei giorni dal disastro, e poi anche nell'88, l'allora ambasciatore americano a Roma, Richard Gardner, precisò che “nessun aereo o nave americani erano impegnati nella zona dell' incidente”.

Il 16 novembre 88, anche le ambasciate della Germania federale e della Francia a Roma smentirono ufficialmente la presenza di loro aerei. Proprio nell'88 l'esponente libico, maggiore Jallud, in visita in Italia, aveva ripreso la tesi, avanzata un mese prima da Gheddafi, secondo la quale gli americani avevano abbattuto l' aereo civile italiano nel corso di una vera e propria azione di guerra il cui obiettivo era lo stesso Gheddafi, in viaggio per Varsavia su un altro aereo. Per dare più peso a questa accusa nell'89 la Libia istituì anche una commissione di inchiesta. Nel 90 l'ammiraglio Fulvio Martini, responsabile del Sismi dall'84, nel corso di un'audizione davanti alla commissione Stragi affermò: “Ci sono il 50 per cento di possibilità di un coinvolgimento americano o francese”. Arrivarono smentite. All'inizio del dicembre 90 Priore andò a Washington per interrogare l'ex comandante della Saratoga, James Flatlely, a proposito degli spostamenti e dell'attività della sua portaerei alla fonda nel golfo di Napoli tra il 23 giugno ed il 6 luglio dell'80. Tra il luglio 90 e il giugno 92 sono state sei le richieste di rogatoria formulate per via diplomatica, dalla magistratura italiana alle autorità francesi con riferimento alla tragedia di Ustica.